Blog Image

Associazione Culturale 'La Casa di Pitagora'

Laboratorio di saponificazione e recupero scarti alimentari – Giugno 2018

News Posted on Thu, May 03, 2018 17:20:32



Laboratorio di Yoga e Ayurveda – Maggio 2018

News Posted on Thu, May 03, 2018 17:19:06



Laboratorio di Ospitalità rurale ed economia circolare – Aprile 2018

News Posted on Thu, May 03, 2018 17:16:07



Laboratorio di panificazione artigianale in collaborazione col GAS “I Cipollotti”

News Posted on Sun, October 01, 2017 13:05:23



Nuova Cattedra a Lello Esposito: Identità e metamorfosi del contemporaneo

News Posted on Mon, July 10, 2017 16:00:14


Nella splendida cornice della sala
mostre a Palazzo Turchi di Bagno, sede del Sistema Museale di Ateneo
dell’Università di Ferrara, Lello Esposito riceverà una cattedra alla
carriera anche per la sua attività
artistica nel Ferrarese . nella stessa sala verrà esposta una tela di 40 mq dal
titolo Pulcinella sul PO di Volano.

L’esperienza fatta a Ferrara e nel
Copparese con Fabbrica Creativa segnalano la capacità dell’artista di
sviluppare empatia con il territorio che aspira ad
entrare nel contemporaneo accettando il
cambiamento necessario.

L’Ateneo Nomade e Triangolare del
Cilento e Patrizio Bianchi già rettore
dell’Università di Ferrara nel ringraziare l’artista per la sua opera ospitata
per oltre 10 anni nel territorio in evoluzione creativa legata al piano
strategico del Copparese , conferiscono
alle ore 18 del giorno 15 luglio.. la cattedra ad honorem Identità e Metamorfosi
riconoscendo all’artista il valore concettuale della sua opera e del suo
agire per i luoghi e le città del mondo.

L’artista acconsente che una sua opera
venga messa all’asta per finanziare le attività del Museo di Ateneo che da
qualche anno si segnala per la sua attività di ricerca e comunicazione
innovativa.

La mostra è accompagnata dalla
presenza di altre opere significative in video ed a stampa d’arte.

MUM Ferrara & MUM Cilento insieme
a Polo Museale di Ateneo



Laboratorio di ceramica del Cilento antico

News Posted on Fri, May 19, 2017 16:18:41



Laboratorio di cosmesi naturale: calendula e camomilla

News Posted on Tue, April 25, 2017 23:23:08

Appuntamento laboratoriale in Cilento il 6 e 7 Maggio 2017 in collaborazione col Gruppo Decrescita Felice di Salerno: dalle materie prime vegetali spontanee che ci offre la biodiversità della rete ecologica del nostro territorio possono nascere delle pratiche resilienti e sostenibili per la cura delle nostre menti e dei nostri corpi e che quindi ci pongono sempre più in “relazione felicitante” – come ci ricorda sempre il nostro amico irpino Dario – con la natura che ci ospita.



Verso l’umanesimo di Ugo Marano: dialogo con Silvia Pallini 21-22 Marzo ’17 all’Ateneo Nomade e Triangolare

News Posted on Mon, March 20, 2017 15:37:08

ATENEO NOMADE E TRINAGOLARE: 21-22 MARZO 2017 OSPITA SILVIA PALLINI

Pubblichiamo un estratto dal lavoro di tesi che la studentessa fiorentina Silvia Pallini sta facendo investigando il profilo dell’artista Ugo Marano dal punto di vista di una studiosa di umanesimo rinascimentale.

Interessante l’emergere dalle sue memorie del ruolo della materia dell’opera di Marano ‘non-più-figurativa’ che tiene in relazione uomo e natura. Tuttavia, se teniamo a mente quell’estetica dell’insuccesso che ha tanto segnato il profilo artistico di Marano, diventa fruttuoso (e anche però arduo) tentare di leggere la soggettività di Marano in chiave umanistica classica.

Amedeo Trezza

L’arte di Ugo Marano è stato un dono: una scoperta inattesa avvenuta con l’incontro delle opere il 25 Ottobre 2016 a Napoli all’allestimento della mostra “UGO MARANO, handmaker felice” al Museo della Ceramica Duca De Martina nella Villa Floridiana, personale che si è tenuta dal 28 Ottobre al 27 Novembre 2016.nMi trovavo lì con Vincenzo Santoriello per la consegna di alcune opere.

L’incontro a Napoli è stato sincero, libero, autentico: incontro puro con l’opera d’arte, priva di titolo, di indicazione di qualsiasi natura. Né critica d’arte, né storia dell’arte, potevano parlare solo l’opera si declmava.

La vita e la forza dell’opera erano immense: un inno alla gioia. La forma semplice, minimale allo stesso tempo piena e poderosa, la linea, sintesi di segno e disegno puri, aveva la freschezza e la grazia dell’infanzia, la materia primitiva, rude, possente, affascinante del ferro resa docile, dolce e delicata.

Era apparizione di essere vivente gioioso pieno di grazia e amore nell’atto di accogliere il mondo e gli uomini tra alberi, cielo e animali, una presenza colma di pace, di forza vitale, di candore e armonia di uomo tra gli uomini e di uomo con la natura tra terra e cielo. (*)

L’opera con la sua sintesi formale di purezza espressiva non raffigura ma è essere umano che trascende l’umano nella sua immanenza in armonica unione col cosmo.

“[…] ma il mistero, in un dipinto, rischia di ridursi a nulla, a causa della sua incontestabile invisibilità. Non è forse ovvio che il mistero sia infigurabile?.

Sembra esserci un’unica risposta. Si, certo, il mistero è infigurabile. Ma che cosa si intende in questo caso per “figura”? Una figura è una configurazione del mondo visibile; è l’aspetto di un oggetto o di una creatura in generale. Alberti non l’intende diversamente; e neppure uno storico dell’arte, ai nostri giorni. San Tommaso d’Aquino ne ha data una definizione più rigorosa, parlando di una “forma di grandezza nelle cose corporee” (forma quanti in corporeis). Ricordiamo che nel famoso dizionario Catholicon, opera del predicatore domenicano Giovanni da Genova e che sappiamo essere in uso nel XV secolo, la definizione della parola “figura” inizia parimenti con l’idea di “forma naturale” (forma naturae). Attenendosi a una tale definizione, è dunque inevitabile concludere che un pittore può raffigurare dei corpi ma non il mistero insito in essi; e non si comprende come l’Angelico avrebbe potuto raffigurare che la parola angelica provenisse da un corpo senza polmoni, come avrebbe potuto raffigurare la dimensione profetica se non con quell’accessorio, piuttosto debole del libro aperto sulle ginocchia della Vergine….

Sappiamo però che esiste un senso della parola “figura” totalmente diverso, un senso che forse non rientrava nella terminologia di bottega dei pittori di storie, ma che era ben noto nel Quattrocento, in particolare tra le mura di un convento domenicano. Questo senso della parola “figura” rovescia, come abbiamo visto, il precedente. Nel passo citato del Catholicon, la definizione iniziale improvvisamente vacilla. Giovanni da Genova giunge a ravvicinare paradossalmente i tre verbi figurare, defigurare e prefigurare. Come mai? Perché figurare, spiega, consiste nel “trasporre il senso in un’altra figura” (in adiam figuram mutare). Dar figura a qualcosa, secondo ad una tale accezione, non significa dunque restituire l’aspetto di quella cosa; al contrario, significa conferirle un altro aspetto, cambiarne, (mutare) la visibilità, introdurvi l’eterogeneità, l’alterità. Insomma raffigurare una cosa equivale a significarla mediante qualcos’altro che non è il suo aspetto. […]”

“[…]Questo presuppone infine – terza conseguenza – che tale dipinto non sia esplicito, e sia esso stesso eseguito ad immagine del mistero che intende figurare. Questo presuppone un dipinto con un disegno enigmatico, latore di un segreto, un dipinto che, in un certo modo, possa implicare il mistero. Ma la stabilità realistica degli oggetti rappresentati rischia di risultarne inficiata. Se il verbo “figurare”, nella definizione che ne dava il Catholicon, si avvicina non soltanto al verbo “prefigurare” ma anche al verbo “defigurare”, è perché il concetto paolino di figura risultava radicalizzato in tutta la tradizione medioevale derivante dallo Pseudo-Dionigi l’Areopagita. Si era radicalizzato tramite lo strano concetto delle similitudini dissimili, concetto basato sull’ipotesi che, per figurare il mistero dell’Incarnazione del Verbo – due categorie eterogenee “sublimemente” ritenute in una sola persona – era meglio produrre nell’immagine la presenza stessa (una ipotesi, si dovrebbe dire) dell’eterogeneità, del senza-relazione, dell’inimmaginato. Come se, fornendo la relazione fra due fatti, tra due oggetti o tra due esseri, dunque tra due “similitudini” diverse, la figura riuscisse a includere – e a esibire – la dissomiglianza che li separava: un modo per diventare essa stessa puro mistero; conseguenza estrema del fatto di essersi distolta dalla storia. Perché il pittore che si allontana dalla storia produce nelle sue figure un tempo che non è più un instante, e un luogo che non è più uno spazio.”

Le opere di Ugo Marano si dischiudevano come una primavera dolce e delicata che nasce gradualmente generata dall’armonia che esclude esplosione. Prendeva forma un respiro calmo, profondo, incontro, musica polifonica: amore universale che conduce l’animo alla luce.

La visione di qualcosa non è da mettere in esclusiva relazione all’entità di questa ma anche a chi la guarda come per le opere che hanno il mistero della vita incarnato possono essere mute a molti che a gradi diversi si fermano a letture che mai lo sfiorano.

Perciò se questo c’è è sempre pronto a rivelarsi, a chi tace, come potenza creatrice nella forma ma non perché questa lo riveli in sé per sé ma perché ne è la generazione.

Silvia Pallini



« PreviousNext »