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Associazione Culturale 'La Casa di Pitagora'

Omaggio a Fiamma Pintacuda

Uncategorised Posted on Sat, January 23, 2021 11:53:43

Nemmeno Greta ce l’avrebbe fatta, in ricordo di Fiamma Pintacuda

di Amedeo Trezza

Probabilmente Fiamma Pintacuda sarà ricordata per aver donato al Fai, nel 1984, una fascia di terra all’interno di una sua proprietà che attraversa interamente la Costa della Masseta tra Scario e Marina di Camerota ed avere così contribuito in maniera determinante a porre fine al tentativo di lottizzazione speculativa di quel tratto di costa tirrenica ancora intatta.

A fine anni Settanta, quando si tentò di mettere le mani sulla costa di Scario, tentando di trasformarla in una piccola Costa Smeralda con ville a picco sul mare, il linguaggio della protezione ambientale era ancora troppo aspecifico per essere compreso, men che meno per essere condiviso e messo in risonanza con i temi di equità sociale.

Pochi avevano uno sguardo d’insieme focalizzato sul potenziale del capitale naturale e delle sue possibili connessioni col tema della giustizia sociale: una società plurale passava anche attraverso il riconoscimento del capitale naturale e la bellezza doveva essere condivisa e accessibile a tutti per essere tale e per diventare fondamento dello stare insieme bastevole e virtuoso.

Fiamma, nella sua difesa dell’arcaico e dell’intatto, era allo stesso tempo diversi decenni più avanti di tutti gli altri, questa è stata la sua cifra. L’unica a non cedere alle lusinghe economiche tra i proprietari terrieri interessati alla lottizzazione fu proprio lei. Poiché la sua proprietà tagliava verticalmente tutta la costa, il suo veto sarebbe stato ostativo per la realizzazione dell’intero progetto. Così gli speculatori tornarono alla carica e ben presto ottennero l’avvio dell’iter espropriativo dei terreni motivato questa volta dalla costruzione di una strada pubblica costiera, parallela alla strada già esistente di collegamento tra San Giovanni a Piro e Camerota, guarda caso proprio lungo la Masseta. L’esproprio per pubblica utilità (presunta) poteva essere bloccato solo opponendovi un titolo di proprietà a favore di un ente morale inespropriabile: la donazione al Fai divenne realtà. La Masseta fu salva. Il primo golpe fu sventato. Poco dopo per fortuna arrivò l’istituzione del Parco Nazionale del Cilento.

Ciononostante, a cavallo del millennio, le cale più grandi della costa vennero prese di mira da una vera e propria recrudescenza speculativa, questa volta sub specie balneare. Furono impiantanti, anno dopo anno in maniera sempre più impattante e perdurante, dei lidi balneari abusivi che contravvenivano alle norme di tutela dei luoghi e che procuravano, direttamente e indirettamente, deturpazione ambientale e sociale. I nostri timori ben presto si trasformarono in certezze e decidemmo di dare il via ad una seconda stagione di opposizione in nome della tutela ambientale e paesaggistica. Questa volta fui personalmente impegnato al fianco di Fiamma per diversi anni nell’organizzazione della protesta a vari livelli finché, infine, riuscimmo a scongiurare anche questo secondo tentato golpe alla Masseta. Tenemmo duro, tra sequestri e dissequestri, giusto in tempo e fino a che fu istituita l’Area Marina Protetta, oggi denominata “della Masseta e degli Infreschi”, ponendo così fine alle speculazioni balneari. La costa fu salva per la seconda volta.

La forza di Fiamma era duplice. La sua azione in prima persona era un concreto argine agli scompensi innescati dai tanti diavoli di una società piena di contraddizioni e che ancora occulta i costi ambientali di gran parte dei suoi processi, e, allo stesso tempo, il suo agire era un esempio per gli altri, era la forza della sua comunicazione su temi non ancora condivisi. Comunicazione ambientale che, anche se oggi viviamo tempi moderni le cui sfide hanno un linguaggio più specifico e condiviso, continua a difettare della intransigenza cristallina e della lungimirante capacità di visione che Fiamma Pintacuda ha sempre mostrato di possedere e di cui ci ha sempre reso a piene mani testimoni e al contempo partecipi.

I temi aspecifici di oggi si sono moltiplicati, la pandemia li ha ampliati, il sogno di una civiltà plurale non antropocentrica ma poggiata su una visione di sostenibilità profonda è appena abbozzato,  nella nuova politica economica europea; la città possibile è appena enunciata e per entrare dobbiamo moltiplicare i pensieri e le azioni di Greta e Fiamma, fino a far emergere una nuova galassia di edificatori anche nel Parco nazionale del Cilento, per  dare una coerenza tra riconoscimenti Unesco e percezione condivisa dall’impegno di tutta la popolazione, residente e residente equivalente, responsabile della risalita dei paesaggi sublimi, cioè dialoganti (convenzione di Faro) con la Natura, spesso ostile ma anche madre, come Fiamma, fiamma di libertà ed impegno.



Il Sentiero dell’Ateneo Nomade e Triangolare

Uncategorised Posted on Wed, April 29, 2020 21:46:36

Nasce a cura del Laboratorio vibonatese sul Quarto Paesaggio il primo sentiero didattico-educativo esperienziale che introduce al tema della ricerca come riconoscimento e decodifica del potenziale del Cilento come luogo ad alta valenza geoculturale e biodiversa

Percorso di 4,5 km a Vibonati introduttivo a cura di Amedeo e Lisa di Ospitalità Rurale Casale Il Sughero ai temi della biodiversità e della ruralità del Parco del Cilento, della durata di 2h30′ con poco dislivello adatto anche a bambini, animali da compagnia, da fare a piedi o con l’asino/professore docente di Ateneo, dedicato agli ospiti del Casale come esperienza introduttiva al loro soggiorno in Cilento e a tutti i partecipanti alle attività formative e di ricerca dell’Ateneo Nomade. 

Clicca qui per scaricare la traccia

Il “Sentiero dell’Ateneo” parte da Casale Il Sughero alla Contrada Grasso ed entra subito nella Pineta di Santa Lucia dove inizia un percorso ad anello in cui man mano i pini lasciano il posto alla vegetazione di macchia mediterranea e al bosco autoctono, fra tracce di vecchi insediamenti rurali, alcune piccole sorgenti e panorami sull’entroterra del basso Cilento. Arrivati ad un bivacco in legno con camino si può mangiare lì connettendosi con le produzioni naturali autoctone e riscoprendo il valore culturale, identitario e soprattutto autocurativo del cibo e della nutrizione, prima di riprendere il cammino e ritornare infine al Casale.

Il “Sentiero dell’Ateneo” è interamente percorribile all’ombra della vegetazione e, oltre ad essere esperienza formativa multi-sensoriale per il viaggiatore curioso, è anche lo spunto per gli ospiti alloggiati al Casale per essere introdotti da Lisa e Amedeo (che si avvarranno anche di illustri testimonianze) al tema della decodifica del potenziale rurale e biodiverso del Parco Nazionale del Cilento, alla soggettività della Natura che dialoga con l’uomo rinnovato nel suo rapporto con essa perché orientato a pratiche di ecologia profonda che, lavorando per sottrazione addizionante, producono sui tempi lunghi fertile moltiplicazione di saperi su nuovi paradigmi.